Modulo ECDL base – 2. Hardware


2.1 Unità Centrale di Elaborazione

2.1.1 Il ruolo della Cpu

La Cpu, “central processor unit” (unità centrale di elaborazione), fisicamente non è altro che un microchip (circuito integrato) fissato su una scheda: la “scheda madre” (Motherboard). Sulla scheda madre sono fissati anche molti altri dispositivi necessari al funzionamento del calcolatore. La scheda madre è inserita in un parallelepipedo di metallo che prende il nome di “case”. Il case, oltre a riparare i dispositivi in esso contenuti, serve da protezione all’utente, data la presenza di alimentatori. I case possono essere verticali (a torre) o orizzontali (piani).
Generalmente si preferisce suddividere la Cpu in due unità che svolgono due funzioni diverse. La “Control Unit” (Unità di Controllo) svolge una funzione di controllo, la “ALU” (Aritmetic Logical Unit) svolge, invece, una funzione di calcolo.

2.1.2 Unità di controllo

La funzione di controllo ha come fine quello di gestire, coordinare e controllare l’esecuzione dei programmi. Il programma prevede, però, l’utilizzo di dati che possono essere registrati in memoria o immessi da unità di input. La Control Unit dovrà quindi gestire anche la comunicazione con le unità periferiche, impartendo i comandi necessari alla corretta esecuzione del programma.

2.1.2 Unità aritmetico-logica

L’altra funzione svolta dalla ALU permette l’esecuzione di calcoli, o meglio, di operazioni aritmetico-logiche. Abbiamo già detto precedentemente (cap. 1.1) che il calcolatore opera con numeri binari (1 o O) e le elaborazioni si basano unicamente su operazioni aritmetiche (es. somma, prodotto) e operazioni logiche (es. confronto tra sequenze).
L’unità aritmetico-logica opera su dati che vengono procurati e gestiti dall’unità di controllo. Al termine delle operazioni di elaborazione, la ALU, restituirà il risultato all’unità di cotrollo che deciderà, in base al programma, che cosa farne.
L’azione combinata di queste due unità determinano il funzionamento del microprocessore.

2.1.3 I microprocessori dei nostri Pc

La più grossa ditta produttrice di microprocessori è la “Intel”. Della famiglia Intel esistono diversi modelli. Uno dei più vecchi (1985) è il cosiddetto “386” (o meglio 80386). Al “386” seguì il “486” che fu poi sostituito nei primi mesi del ’96 dal “Pentium”. Negli ultimi quattro anni si sono susseguiti “Pentium II”, “III”, “IV” con velocità di elaborazione sempre maggiori.
Il punto di riferimento per la continua evoluzione dei microprocessori è, infatti, l’aumento della rapidità nell’elaborazione delle informazioni. Le operazioni di elaborazione sono scandite da una serie di impulsi che “danno il tempo” per l’esecuzione delle operazioni. Gli impulsi sono dati da un orologio interno alla Cpu detto “Clock”. La velocità dell’elaborazioni dipende dalla velocità del Clock. Il parametro che ci permette di paragonare la velocità di elaborazione dei microprocessori è la Frequenza di Clock, ovvero il numero di impulsi che il clock produce in un secondo.
1 Hz (Hertz) rappresenta un impulso al secondo, 1 MHz (MegaHertz) un milione al secondo, mentre 1 GHz (GigaHertz) un miliardo al secondo. Gli attuali (2003) microprocessori dei Pc arrivano ad avere velocità di diversi GHz.
Come già detto nel capitolo 1.6 le prestazioni di un Pc non sono da valutare limitatamente alle potenzialità della Cpu, ma considerando anche altri dispositivi.

2.2 Le Memorie

2.2.1 Le caratteristiche fondamentali

Le memorie si possono differenziare in base a diverse caratteristiche.
Si possono differenziare in base al tipo di tecnologia con la quale sono prodotte: esistono memorie di tipo “elettronico” (es. RAM), memorie di tipo “magnetico” (es. Hard Disk) e memorie di tipo “ottico” (es. CD-ROM).
Si possono differenziare inoltre, in base alla velocità necessaria per leggere delle informazioni. Per certe memorie, infatti, la “velocità di accesso ai dati” sarà più alta di altre.
Un’altra caratteristica esprime la “capacità di conservare i dati”. Le “memorie volatili” perdono tutto il loro contenuto informativo allo spegnimento del computer, mentre le “memorie permanenti” lo conservano.
C’è poi un ultima caratteristica che descrive il modo in cui si può accedere ad una memoria. L’accesso può essere “casuale” o “sequenziale”. A noi interesserà considerare solo il caso in cui l’accesso è “casuale”, indicando con esso il caso in cui alla Cpu occorre sempre lo stesso tempo per accedere ad una “qualsiasi” parte di memoria.
L’ultimo parametro che considereremo è la “capacità di memorizzazione”. La “capacità di memorizzazione” esprime la capienza delle memorie. Questo parametro è espresso in “Byte”, che verrà approfondito nel paragrafo che segue.

2.2.2 La capacità di memorizzazione

Abbiamo già detto che il processore opera solo con numeri binari, ovvero con delle sequenze di 1 e di 0. L’uno e lo zero vengono riconosciuti dall’elaboratore sotto forma di segnali elettrici.
All’elaboratore sono connesse delle linee (fili elettrici). Considerando una linea sola, se arriva un segnale elettrico qualsiasi, l’elaboratore considera che da quella linea è arrivato un 1. Se, al contrario, dalla linea non arriva niente (non arriva un segnale) la Cpu lo interpreterà come l’arrivo di uno 0. La minima quantità di informazione che posso ricevere è il “bit”. Un “bit” (da Binary digIT) rappresenta un solo numero, che può essere o 1 o 0.
Un solo bit, però, non è sufficiente anche ad elaborare le più semplici informazioni. E’ per queste che si è passati a considerare delle sequenze di bit. I “byte” infatti sono parole costituite da 8 bit ciascuno. Il computer lavora considerando unicamente non singoli “bit” (es. 1), ma “byte” (es. 10010101).
La memoria può essere vista come una tabella composta da tante celle. Ogni cella è un Byte (contiene una sequenza di 8 bit). Più celle ci sono più dati posso immagazzinare.
La capacità di memoria si misura con i multipli del Byte. Una memoria di “1 Kilobyte” (KB) contiene “1.024 byte”. Contiene 1.024 Byte e non 1.000 perchè non è una potenza del 2 (1.024 = 2¹º).
Esistono memorie da diversi MegaByte (1 MB = 1.024 KB), e memorie, come i dischi fissi, da decine di GigaByte (1 GB poco più di un miliardo di Byte).

Per capire meglio perchè si considera il Byte, è necessario ricordare che ogni carattere digitato da tastiera è composto da 1 Byte. Un solo carattere (es. ” “, “A”, “(“, ” “, “<“, “.”, “7” ) occupa in memoria una cella di memoria da 1 Byte. Un documento di testo occuperà più memoria se composto da molti caratteri (es. 1.000 caratteri = 1.000 Byte ).

2.2.3 La Memoria Ram

Iniziamo ad analizzare le diverse memorie di cui è composto un calcolatore.
RAM è l’acronimo inglese di Random Access Memory, letteralmente Memoria ad Accesso Casuale. Già prima dell’accesso a questa memoria, il microprocessore sa dove sono contenuti i dati. La struttura della Ram è definita “matriciale”, perchè è suddivisa in tanti scompartimenti (“celle”) a cui ognuno è associato un indirizzo. Il microprocessore conosce già gli indirizzi delle celle nelle quali sono contenuti i dati, per questo la RAM è definita da molti testi anche “Memoria ad Accesso Diretto”.
Oltre ad essere una memoria ad “accesso casuale” la RAM è una memoria di “tipo elettronico”. L’insieme di queste due caratteristiche fanno della RAM una “memoria molto veloce”.
Il microprocessore, lavorando ad alte velocità, sfrutta proprio la rapidità di funzionamento della RAM, utilizzandola da contenitore da cui prelevare le informazioni da elaborare, e da contenitore in cui inserire i risultati dell’elaborazione.
Il difetto di questa memoria, però, è di essere “volatile”. Allo spegnimento del computer tutti i dati contenuti nella RAM vanno persi. Sarà necessario l’utilizzo di altre memorie per la conservazione dei dati (es. disco fisso, floppy disk, ecc… ).
Il ruolo fondamentale che assume la RAM nell’operatività dell’intero sistema ha fatto sì che sia chiamata anche “Memoria Principale” (Main Memory).
La memoria RAM ha delle capacità non troppo elevate. Possono avere dimensioni di 8, 16, 32, 64, 128 MB (si possono trovare anche di alcuni GB). Una RAM di 256 MB si può considerare una memoria molto capiente.

2.2.4 La Memoria Rom

La memoria ROM è l’acronimo di “Read Only Memory”, letteralmente “Memoria a Sola Lettura”. La RAM permette sia la “lettura” (fase di lettura dei dati in essa contenuti), che la “scrittura” (fase di salvataggio dei dati). La ROM invece ammette solo la “fase di lettura”.
I dati che contiene sono stati inseriti dall’industria che ha prodotto il computer, e sono immodificabili. Questa memoria è “permanente”, in quanto contiene istruzioni importantissime per il PC.
I dati contenuti in questa memoria, infatti, contengono le istruzioni necessarie ad avviare correttamente il computer. Il programma principale contenuto nella ROM è chiamato BIOS (Basic Input Output System), il cui compito consiste nell’identificare l’hardware del Pc e abilitare il funzionamento dei input e di output. L’esecuzione da parte della Cpu dei programmi contenuti nella memoria ROM è chiamata “operazione di BOOT”.

2.2.5 La Memoria Cache

Con sistemi di elaborazioni così veloci (diversi GHz), le RAM stanno iniziano a mostrare i propri limiti per quanto riguarda la velocità di accesso. Per questo motivo si stanno sviluppando tipi di memoria alternativi come le Memorie Cache.
La Cache Memory è un tipo di memoria che è stata introdotta solo nei primi anni ’90. La sua peculiarità è di essere una memoria estremamente veloce (è possibile accedere ad un dato in alcuni miliardesimi di secondo).
E’ una memoria di “tipo elettronico” come la RAM, ma è prodotta con una tecnologia tanto affidabile e veloce quanto costosa. Per questo motivo il loro utilizzo è ancora molto ridotto: in un normale PC arrivano ad avere dimensioni non più alte di 64 o 128 KB.

2.2.6 I dispositivi di memoria

Finora abbiamo considerato tipi di memoria nelle quali non è possibile conservare dei dati.
Lo sviluppo dei Pc lo si deve soprattutto a questo aspetto: anche a distanza di tempo (mesi, anni) possiamo recuperare dei documenti (file), più o meno lunghi, così come li avevamo lasciati l’ultima volta.
I dati che non si vogliono perdere devono essere necessariamente salvati su tipi di memoria “permanenti”. Le memorie che permettono la conservazione di grandi quantità file o programmi, prendono il nome di “Memorie di Massa”.
Occorre, però fare una distinzione tra “Memorie Fisse” e “Memorie Rimuovibili”.

Ogni Pc è provvisto di un “Disco Fisso”. Il disco fisso (o disco rigido) è una memoria di tipo magnetico in grado di memorizzare al suo interno grandissime quantità di dati. Sull’hard disk (HD), infatti, viene installato il sistema operativo (vedi cap. 3.2), vengono installati i programmi applicativi (vedi cap. 3.1), e vengono salvate la maggior parte dei documenti che ci interessa conservare.
Il disco fisso, attualmente, può arrivare ad avere dimensioni di diverse decine di GB. Ma anche in questo caso di anno in anno le potenzialità aumentano sempre (fino al ’99 una HD di 2-3 GB era già abbastanza capiente).

Esistono, poi, altri supporti per la memorizzazione: quelli “rimuovibili”.
Se il disco fisso, come fa intendere la parola stessa, non è estraibile, altre memorie possono essere rimosse e trasportate.

I dispositivi di memoria più vecchi sono le “Unità A Nastro”. Queste memorie sono molto capienti e vengono utilizzate per la copia di sicurezza (copia di Backup, vedi cap. 7.1.3) di documenti che non si vogliono perdere. Appaiono molti simili a cassette audio. Sono provvisti di un lungo nastro magnetico su cui sono impressi i dati. E’ un sistema di memorizzazione estremamente lento, perchè sono memorie ad “accesso sequenziale”.

Tra le memorie di “tipo magnetico” ricordiamo anche i “Floppy Disk” (o meglio microfloppy disk). Questi dispositivi sono detti anche “dischetti” per la loro dimensione estremamente contenuta. Hanno una “capacità di memorizzazione” non molto alta (1,44 MB), per questo sono utilizzati per salvare importanti documenti di piccole dimensioni (es. documenti di testo).
I Floppy Disk si differenziano in due categorie: “dischi a bassa densità” e “dischi ad alta densità”.
I dischi a bassa densità, la cui sigla è DS/DD (doppia faccia/doppia densità), hanno una “capacità di memorizzazione” pari a 720 KB. Mentre i “dischi ad alta densità” (DS/HD – doppia faccia/alta densità) hanno una dimensione maggiore: 1,44 MB. Ormai trovare un floppy da 720 KB è molto difficile, sono stati completamente sostituiti dai floppy 1,44 MB .

Tuttavia i dispositivi di memoria di “tipo magnetico” mostrano ben presto i loro difetti: oltre ad essere molto lenti (bassa velocità di accesso ai dati), la polvere li porta inevitabilmente a rovinarsi con il rischio di perdere dati per noi molto importanti.

Le memorie più veloci ed affidabili sono le memorie di “Tipo Ottico”.
Dalla metà degli anni ’90 si è diffuso molto l’uso del CD-ROM. Il CD-ROM è un disco di materiale plastico che alla luce riflette diversi colori. Ha una “capacità di memorizzazione” elevatissima (centinaia di volte maggiore ai floppy disk). I CD-ROM sono utilizzati per salvare grandi quantità di dati (es. immagini ad alta definizione, filmati, brani musicali, ecc… ).

Negli ultimi tre/quattro anni si è allargata anche ai privati la vendita dei “Masterizzatori”. I “masterizzatori” sono particolari dispositivi (che assomigliano molto al lettore di un normale CD-ROM) che permettono di copiare dati su un CD. >Per copiare dati su un CD, infatti, occorre un dispositivo che, attraverso un laser, “incida” sulla superficie il contenuto informativo. Il “masterizzatore” svolge proprio questo compito.
I “masterizzatori” permettono, però, di scrivere solo su particolari CD. Ne esistono di due tipi: i CD-R e i CD-RW. Sui primi (Compact Disk Recordable) è possibile scrivere solo una volta. Una volta scritti sarà possibile solo accedere al loro contenuto senza modificarli. I CD-RW (Compact Disk ReWritable), invece, essendo riscrivibili, sono utilizzabili più volte. I CD, riscrivibili e non, esistono in due versioni: una da 650 MB e una da 700 MB.

Stanno iniziando, invece, solo ora a diffondersi i lettori DVD. I DVD (Digital Versatile Disk) sono, all’apparenza molto simili ai CD, ma hanno una capienza di ben 26 volte superiore. Vengono utilizzati generalmente come supporto per filmati di altissima qualità. I DVD non possono essere letti da un normale lettore CD-ROM e non possono essere copiati da un normale masterizzatore. I masterizzatori per DVD non sono ancora diffusi per il loro prezzo inaccessibile.
In commercio ci sono anche altri dischi di notevole capacità. Ricordiamo gli Iomega Zip da 100 MB e da 250 MB, e gli Imitation Superdisk da 120 MB.

La Formattazione

Parlando dei dispositivi di memoria di tipo magnetico occorre fare una precisazione per quanto riguarda la formattazione.
La formattazione è quell’operazione che ci consente di preparare il disco alla registrazione delle informazioni. Occorre dividere in tanti settori la memoria, in modo che sia possibile copiare i dati in aree ben precise. Ogni disco magnetico deve sottoporsi a questa operazione, se no è un oggetto inutilizzabile.
Il sistema operativo (vedi cap. 3.2) contiene un programma di formattazione. Quando viene avviato il supporto magnetico viene suddiviso in tante tracce circolari. Ogni traccia verrà poi suddivisa in tanti settori (ogni settore contiene 512 Byte di memoria) e, dopo una serie di passaggi, si metterà la CPU nelle condizioni di operare con quel disco. Dopo l’operazione di formattazione sarà possibile accedere al disco in “modo casuale”: ogni cella di memoria risponde ad un determinato indirizzo noto all’elaboratore.

2.3 Unità Periferiche

Con il termine “Unità Periferica” intendiamo tutti quei dispositivi che permettono l’interazione con il computer. Abbiamo infatti la necessità di fornire al calcolatore informazioni da elaborare e di poter vedere i risultati delle elaborazioni.

2.3.1 Le Porte di Comunicazione

Le unità periferiche sono connesse al computer attraverso dei cavi. Sono chiamate “porte di comunicazione” le vari prese che generalmente sono poste nella parte posteriore del “case” del Pc.
Ne esistono di vari tipi: le più note sono le “Porte Seriali” e le “Porte Parallele”.
Le “Porte Seriali” (COM1, COM2, COM3, COM4) sono costituite da 9 poli (piccole protuberanze di metallo che consentono il passaggio del segnale). Sono generalmente di forma trapezoidale. Con questo tipo di porta le informazioni vengono mandate un bit alla volta. I dati come abbiamo detto in precedenza sono sotto forma di sequenze di bit, in questo caso i bit vengono “serializzati” (messi in serie, uno dopo l’altro) ed inviati all’unità periferica (se la periferica è di output).
Le “Porte Parallele” (LPT1, LPT2, LPT3) sono sempre a forma trapezoidale, ma sono caratterizzate da 25 forellini. La “comunicazione parallela” è molto più veloce della “comunicazione seriale” perchè vengono inviati 8 bit contemporaneamente. Questo tipo di comunicazione viene utilizzata principalmente per connettere Stampanti e Scanner.

Esistono, poi, altre porte di comunicazione. Tra le tante ricordiamo: la porta SCSI, la porta USB, la porta HSSB e la porta IrDA.
La SCSI è una porta per le comunicazioni ad altissima velocità che può collegare contemporaneamente numerose periferiche. Ad una sola porta, infatti, posso connettere diversi dispositivi come: hard disk (a volte possono essere più di uno), cd-rom, masterizzatore, lettore DVD. E’ importante però che ognuna delle periferiche sia abilitata a questo tipo di comunicazione.
Anche le porte USB possono collegare più periferiche. USB è l’acronimo inglese di Universal Serial Bus. Anche se sfruttano la comunicazione di tipo seriale permettono velocità di scambio dati molto più alte rispetto alle normali porte seriali. Questo spiega il loro sempre più largo impiego. Per le loro dimensioni molto ridotte sono molto diffuse nei computer portatili.
Esiste, poi un’altra porta: la HSSB (anche dette FireWire). HSSB sta per “High Speed Serial Bus”. Queste porte sono utilizzate solo per il collegamento di periferiche molto sofisticate.
Fino ad ora ci siamo occupati di porte che sfruttano un “collegamento elettrico” (con delle linee, cavi). Esistono però delle porte che basano il loro funzionamento sulla “comunicazione ottica”. E’ il caso delle porte “IrDA” (InfraRed Data Association), che sfruttano i raggi infrarossi per comunicazioni di tipo seriale.

2.3.2 Le Periferiche di Input

Le principali Periferiche di Input sono la “Tastiera” e il “Mouse”.
La maggior parte delle “Tastiere” (Keyboard) è costituita da 105 tasti. Ad ogni tasto corrisponde un carattere o un comando. La Cpu riconosce il tasto premuto perchè ad ogni tasto corrisponde un diverso segnale ad 8 bit (che vengono inviati in serie o in parallelo a seconda della porta alla quale è connessa la tastiera). Ne esistono di diversi modelli: esistono tastiere che contengono comandi per l’accensione e lo spegnimento del computer.
L’altro componente ormai indispensabile all’uso del computer è il “Mouse”. Letteralmente “topo”, il mouse è provvisto di una sfera che, ruotando, determina lo spostamento del puntatore (per Windows è una freccia). Generalmente il mouse è provvisto di tre tasti. Il tasto più usato per la selezione di oggetti è il sinistro, anche se per velocizzare le operazioni alcuni sistemi operativi come Windows ammettono l’uso anche di quello destro. Negli ultimi anni è stata introdotta, tra il tasto destro e il tasto sinistro, una rotellina che facilita alcune operazioni (es. la consultazione di pagine web).
Esistono tanti dispositivi alternativi al mouse. Per i computer portatili infatti, risulterebbe scomodo l’uso del mouse, perchè per funzionare necessità di una superficie su cui scorrere. Sono nati così dispositivi come il “Trackball”, costituito da una sfera che si fa ruotare con le dita. Sono nati dispositivi come il “Touchpad”, costituito, invece, da una superficie sensibile al tatto. Con il “Touchpad” basterà sfiorare con le dita la superficie per fare muovere il puntatore.
Ricordiamo, infine, il “Joystick” utilizzato specialmente per i videogame (es. simulatori di volo).

Altre importanti Periferche di Input sono: lo “Scanner”, la “Fotocamera Digitale” e il “Microfono”.
Lo “Scanner” è un dispositivo che permette l’acquisizione di immagini. Il suo principio di funzionamento è molto simile a quello della fotocopiatrice. L’operazione di “digitalizzazione” (acquisizione dell’immagine) è possibile solamente attraverso particolari programmi. Una volta acquisita un’immagine sarà possibile modificarla, salvarla e stamparla. Già da alcuni anni sono in commercio particolari programmi che consentono di tradurre un “immagine riportante un testo”, in un “documento di testo” (modificabile da tastiera). Questi programmi prendono il nome di OCR (Optical Character Recognition – Riconoscimento Ottico dei Caratteri).
Un’altra periferica che è attualmente molto in uso è la “Fotocamera Digitale”, una vera e propria macchina fotografica che registra le immagini scattate, in memoria. Sarà possibile poi, trasferire queste immagini (o filmati) sul computer, e stamparle. Il sistema può essere comodo per coloro che fanno uso frequente di macchine fotografiche: non è infatti necessaria la pellicola. Negli ultimi anni, attraverso lo sviluppo di internet, sono possibili videoconferenze: attraverso una fotocamera (che in questo caso prende il nome di “webcam”) si può chiacchierare con la possibilità di vedere il proprio interlocutore.
Utilizzato soprattutto nell’ambito del disegno, è in commercio la “penna ottica”. Questo dispositivo è una specie di mouse, ma ha la particolarità di essere impugnato come una penna. Le operazioni di disegno saranno estremamente facilitate.
Una periferica ormai diffusissima è il “Microfono”. Questo dispositivo permette di immettere suoni e voce nel computer. Esistono in commercio molti software che permettono il comando vocale e la dettatura di testi.

2.3.3 Le Periferiche di Output

Il “Monitor” è senza dubbio l’unità di output più importante. Il “monitor” infatti è l’unità che il calcolatore usa di più per comunicare i risultati delle sue elaborazioni. Esistono diversi tipi di “Monitor”.
Il più diffuso è il “monitor a tubo catodico” detto anche CRT (Cathode Ray Tube) e il suo funzionamento è molto simile a quello del televisore. Negli ultimi anni, però, si sta diffondendo sempre di più il cosiddetto “Monitor a Cristalli Liquidi”, o meglio “Monitor LCD” (Liquid Cristal Display). Le dimensioni ridotte ne stanno determinando una grande diffusione oltre che per i computer portatili anche per i computer da tavolo. Le dimensioni dei Monitor sono espresse in pollici. Le misure più richieste sono 14, 15 e 17 pollici.

Molto importante è anche il ruolo assunto dalle “Stampanti”. E’ necessario in molti casi trasferire su carta importanti documenti e questo è possibile grazie alla stampante, che è ormai arrivata ad avere dei costi accessibili a tutti.
Le stampanti più vecchie sono le “stampanti ad aghi”. Il loro principio di funzionamento è simile a quello di una macchina da scrivere. Al posto dei caratteri ci sono degli aghi che urtando un nastro imbevuto di inchiostro tracciano tanti puntini che andranno a comporre i caratteri che si vogliono stampare. Sono state ben presto sostituite per la loro scarsa qualità e per la loro elevata rumorosità.
Le stampanti presenti nelle nostre case sono generalmente le “stampanti a getto d’inchiostro”. Arrivano ad avere dei costi molto contenuti, e garantiscono una buona qualità. Essendo però a getto d’inchiostro è necessaria la sostituzione periodica della cartuccia. Ormai tutte la stampanti a getto d’inchiostro in commercio sono a colori.
Per avere un’alta qualità di stampa occorre l’impiego di “stampanti laser”. Oltre a garantire un’alta qualità di stampa, sono stampanti estremamente veloci e silenziose. Il loro costo è molto elevato, per questo motivo è raro trovarne modelli a colori (si usano per stampare documenti di testo).
Un altro dispositivo di stampa utilizzato nel campo della progettazione è il “Plotter”. Il “Plotter” è una stampante di grandi dimensioni in cui un pennino traccia grafici o disegni. Questo dispositivo è utilizzato nel settore della progettazione.

Come vedremo nel capitolo 3.3.3, per proiettare su un grande schermo le pagine elettroniche come supporto di una conferenza o di una lezione, è necessario il “proiettore”. Questo strumento, collegato alla “porta di comunicazione” di uscita (quella alla quale è generalmente connesso il monitor), permette di proiettare su una parete o su un “telone” (quello per le diapositive fotografiche) i documenti utili a coloro che assistono alla presentazione.

Infine, gli “altoparlanti” sono un altro tipo di periferica. Ormai nessun PC non ne è dotato. Permettono l’esecuzione di applicazioni multimediali o l’ascolto di un CD (attraverso il lettore per CD-ROM).

2.3.4 Le Periferiche di Input/Output

Il “Modem” è il dispositivo che permette al Pc di collegarsi alla rete telefonica. Il termine modem deriva dalla combinazione dei due termini MOdulare DEModulare. Il modem deve infatti adattare il segnale in modo che sia trasmissibile attraverso la linea telefonica (operazione di “Modulazione”). L’operazione di “Demodulazione” sarà effettuata nella fase di ricezione: quando si deve adattare il segnale che arriva dalla linea telefonica, trasformandolo in un segnale comprensibile al Pc.
Maggiore è la velocità con cui il modem effettua le operazioni di modulazione e demodulazione, maggiore sarà la velocità con la quale vengono scambiate le informazioni. L’unità di misura che quantifica questa velocità è il Kbps (KiloBit Per Secondo). Tra i “Modem Analogici” quello a 56 Kbps è uno dei più veloci.
I modem con velocità superiori sono i modem utilizzati per le linee telefoniche digitali, come la ISDN. Arrivano a trasferire dati ad una velocità di 64 Kbps e 128 Kbps.

Un’altra periferiche di input/output è il “Touchscreen”. Oltre a svolgere la funzione di monitor (periferica Output), essendo sensibile al tatto, svolge anche una funzione di Input. Per esempio, anzichè selezionare un opzione con il puntatore, è possibile selezionarla semplicemente toccando con le dita lo schermo del monitor.