Registro Italiano in Internet


Era qualche anno che non si vedeva, ma di recente è riapparso. Al recapito di qualche migliaio di intestatari di siti web è arrivata una lettera da parte di “Registro Italiano in Internet per le imprese” il cui oggetto è “Attualizzazione dei dati 2010”.
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La lettera si presenta in modo formale e serio, il logo del cosiddetto “Registro” ricorda vagamente quello di Telecom Italia, è scritta in italiano corretto e sembra chiedere la verifica e l’aggiornamento dei dati relativi al proprio sito web (denominazione, settore merceologico, parole chiave) e l’uso del termine “Registro Italiano in Internet” può indurre a pensare che si tratti del NIC (l’Ente che si occupa della gestione dei domini .it, che ha anche redatto un comunicato per avvertire l’utenza).

Dovrebbe tuttavia insospettire l’intestazione della lettera (inviata dalla società DAD Deutscher Adressdienst GmbH).

In realtà per capire di cosa si tratta sarebbe sufficiente leggere bene tutta la lettera, soprattutto il paragrafo scritto sotto il modulo dati: Ordine inserzione pubblicitaria, 958 euro all’anno con un vincolo di 3 anni.
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Non è tecnicamente una truffa (anche se diversi siti la definiscono in questo modo) perchè, sebbene poco in evidenza, l’offerta è scritta. E’ sicuramente pubblicità ingannevole secondo l’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) che ha già sanzionato la DAD diverse volte (ecco il più recente provvedimento dell’AGCM con cui l’azienda viene multata per 39.100 Euro, ed un comunicato stampa sempre dell’AGCM, con cui si indicano le aziende relativamente alle quali è stata notificata la Procura della Repubblica).

Della vicenda si sono occupati, oltre ai già linkati, anche Punto Informatico, ZeusNews, Aruba e tantissimi altri.

Se vi arriva, direi che la cosa migliore sia buttarla nel cestino. Per 958 Euro all’anno ci sono molte altre forme di pubblicità più proficue. Oppure controllate sul sito e verificate se vi sembra valere la cifra 🙂

Purtroppo più di qualcuno c’è cascato, e ha sborsato quasi mille euro all’anno per veder il proprio dominio incluso in un elenco di marginalissima utilità. Si parlava di una possibilità di rimborso perchè nel contratto mancava la partita iva del venditore, ma la DAD ha provveduto, e nelle ultime versioni la partita iva è presente.

Se ci siete cascati anche voi e non sapete come risolvere la questione, vi invito a consultare l’Avvocato Tiziano Solignani di Vignola, che in più occasioni ha saputo darmi ottimi consigli.